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All’ingresso della sala dedicata all’infanzia ed all’adolescenza di Goethe è appesa innanzitutto una piantina colorata incisa su rame da Seutter che mostra la città natale di Goethe, Francoforte sul Meno, nel 1749, l’anno di nascita dello scrittore. Essa permette di farsi una precisa idea della struttura e dell’aspetto della libera città imperiale, protetta da robuste fortificazioni, al tempo in cui Goethe venne al mondo. Non lontano da questa piantina è esposto in una vetrina il suo certificato di battesimo, un estratto del giornale «Wochendliche Franckfurter Frag- und Anzeigungsnachrichten», in cui per la prima volta il suo nome viene citato pubblicamente. I genitori vengono presentati all’osservatore nei ritratti in rilievo del fabbricante di medaglie di porcellana Melchior. Accanto ad essi è riprodotta in un acquarello l’imponente casa di famiglia di Goethe «am Großen Hirschgraben», dove al terzo piano nella stanza sotto il frontone Goethe aveva abitato fino al suo trasferimento a Weimar. |
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Come testimonia un foglio esposto nella stessa vetrina, è in questa stanza che egli iniziò già nell’infanzia su istruzioni del padre ad esercitarsi in latino, la lingua in cui il Goethe bambino aveva scritto le sue traduzioni di fiabe antiche. Già all’età di sedici anni Goethe fu mandato da suo padre all’università per studiare giurisprudenza e raggiungere in futuro ciò che al padre non fu concesso: rivestire una carica direzionale nel consiglio della città natia.
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A quel tempo i migliori giuristi insegnavano a Lipsia; è questo il motivo per cui Johann Kaspar Goethe non si è fermato di fronte alle spese pur di mandare suo figlio a studiare in questa città. Ma a Lipsia il figlio preferiva interessarsi teatro, di disegno e poesia. Tra i ricordi degli anni di studio a Lipsia vi è il primo libro stampato che testimonia una creazione poetica veramente autonoma: «Die neuen Lieder» («I nuovi canti»). Il frontespizio cita solo l’amico compositore Breitkopf e non nomina il compositore dei versi. Ma l’esemplare in nostro possesso contiene una dedica scritta a mano da Goethe come autore al suo compagno di studi Langer, il quale è stato anche il suo confidente del suo amore di giovinezza Kätchen Schönkopf, la donna che ha ispirato la maggior parte di queste poesie. Le lettere a lei e alla famiglia nonché il manoscritto della traduzione effettuata a Lipsia di scene tratte dall’opera «Lügner» («Il bugiardo») di Corneille dimostrano, come anche le incisioni all’acquaforte realizzate da Goethe sotto la guida del suo professore di isegno Oeser, che il giovane non pensava esclusivamente ai suoi studi giuridici. L’acquisizione di una cultura generale all’università: questa era la sua intenzione; personalità come Gottsched e Gellert hanno contribuito alla realizzazione di questo obiettivo più di quanto siano riusciti a fare i professori di diritto. Poiché Goethe nella sua autobiografia li ricorda con particolare intensità, nella nostra mostra esponiamo anche i loro ritratti.
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